Il Viaggio in Sicilia

Lo sbarco nell’isola e la partenza (sabato 27 aprile)


L'arrivo al porto di Palermo è previsto fra le 7 e le 7,30. In caso di ritardo è il briefing a decidere come procedere. I ciclisti, in ogni caso, hanno solo da riprendere la bicicletta e percorrere tre chilometri lungomare per giungere all’hotel San Paolo da dove è prevista la partenza. Le valige sono prese in custodia dallo staff di Bike Rando al quale può essere consegnato anche il bag drop per il previsto cambio a Linguaglossa. Per chi ha l’auto è disponibile un parcheggio. La partenza per i 600 km siciliani è dalle ore 8 in direzione Termini Imerese.

 

Scarica pdf delle tappe


Settima tappa: Palermo – Castellana Sicula

101 km con 1732 m/disl+: impegnativa, con controllo e ristoro a Castellana Sicula

Palermo è città dolce e immersa nel profumo delle civiltà che l’hanno animata lasciando forti impronte culturali  e magnifiche ricchezze artistiche. Testimonianze greche, puniche, romane, arabe, normanne e sveve, fanno di Palermo il “Museo del Mediterraneo”. I primi 40 chilometri del percorso sono facili lungo la SS 113 “Settentrionale Sicula”. Si costeggia il mare fino a Termini Imerese, le antiche terme dove Ercole si recava per mettersi in forma, ma prima si incontra Bagheria con le sue splendide ville storiche e nota per aver dato i natali a Renato Guttuso e a Giuseppe Tornatore.  In ogni paese che si incontra si rivedono le scene del film del regista siciliano “Nuovo Cinema Paradiso”. Con l’ingresso nella SS 120 “dell’Etna e della Madonie” iniziano le salite, mai cattive che si alternano con belle discese. Si percorre la tortuosa strada della “Targa Florio”, la celebre corsa di auto istituita nel 1905 e si trova Cerda, paese del carciofo, legata indissolubilmente all’evento sportivo. La strada “Settentrionale Sicula” accompagna il ciclista fino al mar Ionio ed è anche conosciuta come la “strada dei Quattro Parchi” visto che attraversa e lambisce il Parco delle Madonie, il parco dei Nebrodi, il parco fluviale dell’Alcantara ed il parco dell’Etna. Caltavuturo, paese di origine islamica, e Castellana Sicula, dove è posto il controllo e ristoro , curato dal ristorante “Natura in Tavola”(Piazza San Francesco di Paola), costituiscono due porte della grande area protetta del Parco delle Madonie.


Ottava tappa: Castellana Sicula – Cesarò

106 km/207 totali con 1908 m/disl+: impegnativa, con controllo e ristoro a Cesarò

Pedalare fino a Cesarò costituisce un privilegio per i ciclisti con i rilievi che si alternano aspri e più dolci e sinuosi e con suggestivi ed antichi borghi custodi di  tradizioni millenarie e pietanze gustose come la frascatella, i cannoli da forno, per non parlare delle ricotte, le verdure e gli agrumi. Petralia Soprana e Petralia Sottana si presentano come balconi naturali delle Madonie dai quali si può scorgere l’Etna. Petralia Sottana è meta poi di turisti curiosi per la presenza della “Casa du Currivu”, la casa del dispetto. Con un solo metro di larghezza è infatti la casa più stretta del mondo e fu costruita nel dopoguerra per una rivalsa tra parenti. Si esce dalle Madonie dopo aver superato al km 121 il valico più alto del nostro viaggio (1062 m) e si scorge la mirabile visione di Gangi, un piccolo gioiello che sorge su di un promontorio. Si continua a scendere e salire costeggiando il Parco dei Nebrodi fino ad incontrare Sperlinga, suggestivo borgo con 50 grotte scavate nell’arenaria, per poi arrivare a Nicosia ripopolata ai tempi dei Normanni con genti lombarde che conferirono alla città un originale dialetto gallo-italico tuttora parlato. Superata Nicosia si incontra Troina con i suoi boschi e pascoli e la tipica focaccia farcita. Il controllo e ristoro si trova dopo 20 km ed è posto all’ingresso di Cesarò, il castello dei Nebrodi, al noto bar-ristorante dei fratelli Mazzurco, in via Conceria.

 

Nona tappa: Cesarò – Linguaglossa

46 km/253 totali con 420 m/disl+: media difficoltà con controllo, buffet, doccia, bag drop, dormitorio e colazione a Linguaglossa

E’ la tappa dell’Etna, il vulcano attivo più grande d’Europa che, dall’alto dei suoi 3323 metri, domina il paesaggio della costa jonica siciliana. Paesaggi lunari e ambienti naturalistici di rara bellezza contraddistinguono un’area considerata “Patrimonio dell’Umanità” dove i paesi sono caratterizzati da vicoli e strade in pietra lavica. Accanto al vulcano scorrono anche due importanti fiumi quali il Simeto e l’Alcantara, noto per i suoi canyon naturali, le gole. Ancora si sale e si scende fino a Randazzo, vera e propria perla ambientale ed architettonica e centro importante di produzione dell’elegante vino dell’Etna, una delle prime DOC d’Italia. A Linguaglossa si arriva ammirando il vulcano ed i terreni molti dei quali invasi dalle vecchie e più recenti colate laviche. Paese normanno di tradizione artigiana ed agricola e con molte costruzioni in stile barocco, Linguaglossa prende il nome da una lingua di lava eruttata dall’Etna su cui sorge la cittadina. Di grande interesse la strada Mareneve che, attraverso la magnifica pineta Ragabo, porta ai 1800 metri della stazione sciistica di Piano Provenzana da dove, fino alla primavera si può assistere allo straordinario spettacolo della neve e del fuoco. A Linguaglossa, grazie alla ASD Molé Etna Nord Bike, al suo presidente Deborah Orso ed al direttore sportivo Claudio Molé, nonchè all'amministrazione comunale, si può usufruire di ogni servizio necessario presso il Palazzetto dello Sport in Via Sant Antonio. Vero è che all’arrivo mancano ancora 330 km, ma le salite sono finite e conviene approfittare dell’ospitalità di Linguaglossa per ripartire, magari all’alba o poco prima.

 
Decima tappa: Linguaglossa – Messina                            

83 km/336 totali con 385 m/disl+: molto facile, con controllo al bar pasticceria “Messina Stellario”, lungomare e poco prima del laghetto di Ganzirri

Da Linguaglossa si scende verso il mare incontrando l’antico paese di Piedimonte Etneo e poi, a due passi dal mar Ionio, Fiumefreddo di Sicilia con i suoi pregiati agrumi ed ortaggi. Si pedala in pianura e lungo costa fino a Messina attraversando numerosi e celebri centri turistici. Bisogna fare attenzione al traffico che, lungo la SS 114 “Orientale Sicula” è presente più che all’interno dell’isola. Ma le bellezze che si incontrano ripagano ampiamente il ciclista. Fra tutti i giardini Naxos prima colonia greca di Sicilia e la celebre Taormina, immersa tra i cipressi ed i fichi d’india con il suo simbolo che affascinò Goethe nel suo viaggio in Italia: il teatro greco-romano che si erge su dei dirupi che scendono fino al mare.  Superata l’Isola Bella, “perla del Mediterraneo”, si può scorgere su di una collina un borgo d’arte conosciuto da pochi ma amato da molti: Savoca con il celebre bar Vitelli, reso famoso dal film “Il Padrino” di Francis Ford Coppola. Messina, la città portuale dello stretto ed ingresso principale della Sicilia in ogni epoca, si deve attraversare seguendo il lungomare e, con pazienza appena prima del lago di Ganzirri, si arriva al controllo ristoro, aperto giorno e notte, situato presso il bar-pasticceria “Messina Stellario” ove si può gustare la migliore granita del golfo.

 

Undicesima tappa: Messina – Marina di Patti

81 km/417 totali con 565 mt/disl+: facile con controllo e ristoro a Marina di Patti

Superata Torre Faro si trova nuovamente la SS 113 “Settentrionale Sicula” che, con una lunga pedalata lungo la splendida costa del mar Tirreno, ci porta all’arrivo di Palermo. La tappa è facile con una sola bellissima e breve salita fino al santuario di Tindari. La città di Milazzo, situata su di un promontorio dei Nebrodi, fu fondata dai Greci è ricca di molti tesori storici. Con il suo castello e la città fortificata, è il punto di partenza per le isole Eolie. Superata la città di Barcellona Pozzo di Gotto si giunge a Tindari percorrendo una bella salita panoramica. Il Santuario, a strapiombo sul mare, sorto in corrispondenza dell’antica acropoli, costituisce, con la Madonna Nera, una delle più antiche devozioni mariane siciliane. A Marina di Patti, borgo marinaro e centro turistico con suggestivo lungomare, Salvatore Giordano, conosciutissimo organizzatore della storica 1000 km “Sicilia No Stop”, ed il giovane ed esperto randonneur Salvatore Bonfiglio, grazie ai quali si è potuto tracciare il percorso ed organizzare i servizi, attendono i ciclisti al controllo-ristoro presso il Ristorante That's Amore, via Cap. Filippo Zuccarello, 157/A.


Dodicesima tappa: Marina di Patti – Santo Stefano di Camastra

72 km/489 totali con 597 mt/disl+: facile, con controllo e ristoro a Santo Stefano di Camastra

La strada che porta a Capo d’Orlando – città fondata ai tempi della guerra di Troia ma denominata successivamente dai Normanni in onore al celebre paladino di Carlo Magno -  è solitamente ventosa e non presenta particolari difficoltà altimetriche. La splendida vista del mare e delle isole Eolie è di piacevole compagnia per tutto il tratto fino ad arrivare a Sant’Agata a Militello, città nota per i dolci chiamati “Minni di Sant’Aita”, la vergine martire catanese. Santo Stefano di Camastra “Città delle Ceramiche” si raggiunge facilmente al km 485. La cittadina è nota per la produzione artigianale delle ceramiche, la cui tradizione risale al Quattrocento.

Il controllo-ristoro è al bar da Franco (via Umberto I, 63), uno dei migliori pasticceri della Sicilia.

 

Tredicesima tappa: Santo Stefano di Camastra – Palermo

103 km/592 totali con 695 mt/disl+: facile, con arrivo a Palermo – hotel  San Paolo entro le ore 24 di domenica 28 aprile – Controllo, doccia, buffet.

Mancano poco più di 100 km all’arrivo di Palermo e 30 km per arrivare a Cefalù, borgo marinaro normanno inserito nella lista Unesco dei patrimoni mondiali dell’umanità. La città merita una sosta. Nel programmarla si consideri che ci sono ancora tre ore per arrivare a Palermo ed il tramonto può essere assai vicino. In ogni caso si rammenti che Cefalù è la terra del mito dove Dafni, poeta cantore della natura si trasformò in roccia, dove Ercole innalzò il tempio a Giove e dove vivono le avventure dei Giganti.  Per chi ha deciso di non fermarsi basti il respiro ed il profumo del mare. A Termini Imerese si torna sulla strada dell’andata che porta all’arrivo di Palermo. Se qualcosa si è dimenticato ed il tempo lo consente se ne approfitti. Bagheria è vicina ed a Palermo è pronta una bella doccia calda ed un bel buffet. Per chi si vuol fermare a Palermo, l’hotel San Paolo mette a disposizione, a prezzi convenzionati, una buona camera. La nostra opinione, viste anche le vicine festività, è che non meriti andarsene subito dalla Sicilia perché il Duomo, il palazzo dei Normanni, la stigghiola e le prelibatezze del Mercato della Vucciria meritano considerazione e possono essere gustati con calma anche per festeggiare una impresa ciclistica unica al mondo.